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CHIESA DI VILLA - Castiglione Olona by Vittorio Ghelfi

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Taken by
Vittorio Ghelfi Vittorio Ghelfi
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1
Size
1.56 Gigapixels
Views
3155
Date added
Oct 28, 2013
Date taken
 
Categories
architectural, indoor, travel
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Description

Chiesa del SS Corpo di Cristo
Castiglione Olona
www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00052 Will open in a new tab or window/
Il confronto fecondo tra la cultura architettonica fiorentina e quella lombarda è bene esemplificato nella vicenda costruttiva e nell'impostazione strutturale della chiesa dedicata al Corpo di Cristo, a Maria Assunta e ai quattro Dottori della Chiesa, comunemente nota come chiesa di Villa. Un nitido corpo cubico è coperto da una cupola emisferica aperta da oculi e impostata su pennacchi triangolari sorretti da sottili paraste piegate 'a libro'; internamente il vano si estende in una semplice abside ad arco oltrepassato. All'esterno facciata e fianco dell'edificio sono severamente scompartiti da alte paraste scanalate con capitelli corinzi; l'estradosso della cupola è coperto da un tetto a falde sostenuto da un giro di colonnine di foggia tardogotica, a formare una sorta di tiburio 'alla lombarda' che assai presto dovette andare a sostituire il previsto tamburo cilindrico in muratura. Numerosi sono gli elementi tipici del linguaggio architettonico fiorentino, con specifico riferimento ai modelli brunelleschiani della Sacrestia vecchia di S. Lorenzo e della Cappella Pazzi: dalla limpida misura degli spazi all'uso di risaltare le nervature architettoniche in pietra grigia a contrasto con l'intonaco chiaro, dall'impiego dell'ordine architettonico alla tecnica costruttiva della cupola, in muratura 'a spina-pesce'. La copertura esterna a tiburio, l'inserimento in facciata di due gigantesche figure scolpite in pietra ad altorilievo (san Cristoforo e sant'Antonio abate) e l'irregolarità metrica nella partizione della facciata (tripartita) e del fianco (bipartito) costituiscono tuttavia altrettanti elementi estranei alla tradizione toscana e conformi a quella lombarda. Tale mescolata cultura ha originato ipotesi diverse sulla paternità progettuale dell'edificio - un maestro lombardo educato a Firenze; un toscano che si avvalga di un linguaggio architettonico almeno in parte lombardo; l'uso 'locale' di un disegno lasciato in Lombardia da Brunelleschi -, sulla quale il dibattito critico resta aperto. Ugualmente complessa è la definizione, per via stilistica, della responsabilità esecutiva sul ricco apparato scultoreo della chiesa: mentre la grazia classica del fregio vegetale e dei putti del portale maggiore rimandano con evidenza all'ambito toscano, tra Michelozzo e Donatello, le due grandi figure di santi in facciata rinviano, per l'energica plasticità pure ammorbidita dalla fluidità gotica dei panneggi, alle radici medievali della scultura lombarda; all'interno dell'edificio, poi, le statue in terracotta policroma che raffigurano i Dottori della Chiesa, l'angelo annunciante e la Vergine annunciata ai lati dell'abside esibiscono un linguaggio di base lombarda con innesti fiorentini e non esente da suggestioni veneziane. È certo, in ogni caso, che queste sculture intrattenessero in origine un rapporto ben più saldo e significativo con l'ambiente architettonico, articolandone l'ampio respiro spaziale; rapporto poi compromesso dall'innesto di diversi elementi decorativi successivi, specie nella zona absidale.


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