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CAIRATE MONASTERO - Provincia di Varese by Vittorio Ghelfi

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Vittorio Ghelfi Vittorio Ghelfi
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1
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0.61 Gigapixels
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870
Date added
Sep 29, 2013
Date taken
 
Categories
architectural, fine art, landscape, travel
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Description

Il Monastero dell'Assunta in Cairate risale alla prima metà dell'VIII secolo, epoca di consolidamento e trasmissione della cultura benedettina, e costituisce uno dei primi insediamenti monastici nel territorio dell'attuale Lombardia, legato alla vicina presenza del Castrum di Castelseprio e del Monastero di Torba. La fondazione spetterebbe a Manigunda, nobildonna longobarda, che nel 737 avrebbe sancito la nascita di un monastero femminile. Esso doveva svolgere in origine anche la funzione di curtis, ovvero sede amministrativa della estesa proprietà fondiaria di cui era dotato, la cui ricchezza derivava dal fatto che i suoi mulini fossero il solo luogo della zona in cui si potesse macinare il grano. Il complesso era costituito da un edificio porticato con due accessi, organizzato intorno agli spazi caratteristici dei conventi benedettini: il refettorio, la chiesa interna, ad uso delle sole monache, i parlatoi, il forno e i granai. La chiesa si componeva di tre navate, con arcate tuttora visibili nei muri di tamponamento. Nel Seicento un notevole ampliamento venne imposto dalla crescita delle vocazioni e dalle norme del Concilio di Trento, che stabilivano che ogni monaca velata dovesse avere una cella: il chiostro, eretto nel Quattrocento, venne pertanto sopraelevato di un piano. Nel secolo successivo, però, il governo austriaco impose a tutti i monasteri di clausura di svolgere una funzione utile alla comunità. Nonostante le suore si adeguassero installando una scuola, Santa Maria Assunta venne soppressa nel 1799. Due anni dopo sia i beni sia l'edificio vennero venduti a privati, assumendo un'impropria funzione abitativa e subendo pesanti modifiche quali lo stravolgimento dello spazio della chiesa e l'erezione di un muro che divideva a metà il chiostro. Nonostante la Soprintendenza milanese emettesse un decreto di vincolo per il monastero nel 1964, i suoi edifici vennero progressivamente abbandonati. Nel 1975, però, cominciò l'iter per il suo salvataggio e il Comune di Cairate, cui si unì in seguito la Provincia, acquistò porzioni successive del complesso, che divenne interamente di proprietà pubblica nel 1996.

Il complesso monumentale si compone di tre parti: il monastero vero e proprio, corrispondente al quadrilatero del chiostro, con gli ambienti che vi si affacciano; il quartiere nord o di San Pancrazio, eretto tra il 1481 e il 1560, in occasione dell'assorbimento dell'omonimo piccolo monastero, situato nei pressi di Casale Litta; i rustici della corte ovest, databili tra i secoli XVIII e prima metà del XIX. Il quartiere di San Pancrazio, in particolare, sorse su un'area di terreno che conserva i resti di un impianto molto più antico, che conobbe varie fasi a partire probabilmente dall'epoca tardoromana e costituisce quasi certamente il nucleo originario dell'insediamento. Tali vicende preesistenti erano del tutto ignote - non documentate nemmeno dal settecentesco Catasto Teresiano - e sono state riscoperte nel corso di una campagna di scavi archeologici condotta nel 2005-2006 dalla Provincia di Varese.
L'ingresso al monumento è segnalato da un arco del 1710, decorato con statue dell'Assunta e di due angeli; un cartiglio ricorda il ruolo di Manigunda, definita "regina dei goti", termine quest'ultimo con cui venivano latamente designati tutti i barbari. Una regina longobarda con tale nome non è mai esistita, ma l'appellativo derivava dalla scoperta quattrocentesca, durante i lavori di sistemazione della chiesa, di un sarcofago con resti femminili e un ricco corredo. All'epoca, come riferisce un cronachista contemporaneo, gli oggetti ritrovati vennero ritenuti degni di una donna di stirpe reale.
Gli spazi interni del monastero erano riccamente decorati: una serie di notevoli reperti scultorei medievali è divisa tra la Pinacoteca Ambrosiana, il Museo del Castello Sforzesco di Milano e il Museo di Studi Patri di Gallarate, ma anche le presenze pittoriche, di epoche diverse, segnalano l'antica importanza di S. Maria Assunta. Al tardo Quattrocento risalgono una figura di santo Vescovo, riscoperta nel 1976, e una piccola abside - purtroppo danneggiata da un camino rimosso nei restauri passati - affrescata con figure di santi inquadrate entro architetture e sovrastate dall'Annunciazione e dalla rappresentazione di Dio Padre. L'intervento di maggior pregio è però un ciclo affrescato, dedicato all'Assunta e datato 1561, attribuito ai figli del grande pittore leonardesco Bernardino Luini, che trassero ispirazione dall'opera lasciata dal padre nel Monastero di San Maurizio a Milano.


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